Ho imparato con gli occhi: lo stage di Laura Bellucci

Laura frequenta il quarto anno dell’IPSIA di Brugnera, meglio conosciuto come Scuola del Mobile. Ha passato un pò di tempo con noi per uno stage e ci ha lasciato una bellissima visione della sua esperienza. Ci ha osservato e ha interagito con alcuni progetti, passando rapidamente dai banchi scolastici al lavoro quotidiano di un gruppo di lavoro multidisciplinare. Da lei e dagli altri ragazzi che sono pssati di qui abbiamo attinto una grande freschezza di idee e visioni che hanno fatto un gran bene a noi “adulti”. Pubblichiamo con grande piacere la sua relazione.

“Un’esperienza extrascolastica, ma proprio extra.
Un periodo di stage in un mondo diverso da quello a cui sono stata abituata e diverso da come me lo sono immaginato. Come studio di architettura mi aspettavo di trovare un ambiente più incentrato su quel mondo: scrivanie piene di squadrette, matite di ogni genere, muri pieni di quadri e libri di architettura e architetti famosi. Invece ho trovato un ambiente accogliente, munito di cucina con macchina del caffè. Sapere di potersi prendere una pausa durante il lavoro quando vuoi, per me è fantastico; per me che vengo da un posto in cui se solo ti azzardi a mettere un piede fuori dalla porta di tua spontanea volontà ti becchi, come minimo, una bella ramanzina.
Questo ambiente è quasi vuoto sui muri ma pieni di voglia di stare in famiglia, e allo stesso tempo professionale.
Mi rendo conto da quello che i miei genitori raccontano, che questo particolare non è da poco. Sapere di andare a lavorare in un posto dove il tuo datore di lavoro non ti assilla appena entri e tu puoi dire la tua, ti può solo far venir voglia di lavorare lì quanto vuoi, senza farti dire “quanto manca per andare a casa?”. Insomma, non esiste il fatto che uno possa dire che questo posto è monotono e noioso. A scuola la monotonia sembra quasi d’obbligo, nel senso che non c’è molta voglia di cambiamento e tu, come persona, sei vista solo come studente.
Un’altra cosa che mi ha lasciata sorpresa è la fiducia datami a prescindere dal fatto che mio fratello conosce il loro figlio da tanto. Voglio dire, appena ho chiamato per chiedere se erano disposti a prendermi per 3 settimane si sono dimostrati disponibili, nonostante non ci fosse mai stato un colloquio faccia a faccia. Non penso che sarei stata capace di fare la stessa cosa.
Mi ha lasciata sorpresa anche la flessibilità degli orari di lavoro. Non mi hanno imposto un orario preciso, certo non potevo andare quando volevo, ma almeno non avevo l’ansia la mattina di fare tardi.
È anche vero che non ho scelto questo posto per farmi una gita, ma per cercare di imparare qualcosa in aderenza al mio programma di studi. E sebbene non abbia fatto molto lavoro, ho imparato con gli occhi.
Il più delle volte ho assistito mentre lavoravano ai progetti di case e negozi, confrontandosi per trovare soluzioni funzionali ed estetiche. La stessa cosa che faccio a scuola, chiedendo opinioni e consigli ai compagni o alla professoressa, quando devo progettare qualcosa, che sia una stanza o un mobile.
Ma l’ho trovato comunque interessante perché sono cose che mi piacciono e proprio per questo motivo ho scelto la scuola che sto frequentando, e poi perché, sfortunatamente, non ho ancora avuto l’occasione di arredare uno spazio così particolare come può esserlo un negozio.
Da poco ho iniziato ad usare il programma “Sketch Up” ed ho avuto l’occasione di assistere alla realizzazione di una casa usando proprio questo programma. Mi sono state spiegate certe metodologie e vari comandi con i quali creare un disegno 3D. Ora ho qualche base in più e di sicuro continuerò ad usare Sketch Up, se non per lavoro almeno per piacere personale. Un altro programma che ho visto usare è AutoCad. Lo avrò usato a scuola 3 volte in prima superiore e quindi anche solo i concetti base si sono cancellati dalla mia mente. Lo trovo un programma complicato ma senz’altro utile se voglio continuare su questa strada.
Vedo che c’è passione in quello che fanno e che alla fine dei lavori questo ripaga.
Quando ho parlato al mio professore scolastico di questa azienda è rimasto un po’ perplesso perché la scuola non aveva mai avuto rapporti con essa, anzi, non sapeva nemmeno della sua esistenza. Invece, dopo il colloquio, a cui ho partecipato, il professore è rimasto colpito dalla professionalità con cui siamo stati accolti e ha capito che l’azienda è ben affermata e aperta a esperienze come questa. Quando tornerò a scuola e saprò che gli altri ragazzi hanno fatto molti più lavori di me, io dirò che non ho lavorato molto, ma almeno dirò che ho scoperto un’altra realtà lavorativa che non avrei mai pensato fosse così semplice e “familiare”. Anche questo è importante perché se come prima esperienza di lavoro fossi stata mandata in un posto in cui il clima è di tensione e nervosismo, non mi sarebbe venuta voglia di continuare a lavorare e avrei continuato a portare avanti l’idea che il lavoro è faticoso e stressante. Invece, come ho scoperto, può essere piacevole ed ho avuto anche le persone giuste.”

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